Immigrazione e quelle verità che nessuno ti dirà ma che sanno tutti

In molti hanno visto un video dove un giovane blogger racconta, in modo molto accattivante, ciò che accade vicino le coste libiche.
Il video ha suscitato l’indignazione di molti su alcune questioni che però non sono le “verità che nessuno ti dirà”. Più che altro sono verità che chi conosce la problematica ha ben chiare e che già sono state dette da alcuni giornali e quindi parlerei più di “verità che già dovreste sapere ma vi sono sfuggite”
Diverse sono le domande che sono pervenute su questo video e cercherò di rispondere ad alcune di queste. Non voglio trattare l’argomento immigrazione dal punto di vista politico e dire ciò che è giusto o sbagliato ma aggiungere dei contenuti a quello che questo blogger ha già detto e che meritano di essere approfonditi perché alcune cose dette a metà possono essere più dannose delle fake news. Proviamo insieme a canalizzare l’indignazione che quel video ha provocato in un approfondimento più fruttuoso per conoscere meglio la materia ed evitare di essere presi in giro.

Canale di sicilia o non canale di sicilia, questo è il dilemma?

Il primo tema trattato è squisitamente geografico, ossia il posizionamento del Canale di Sicilia sulle nostre cartine. Se ci atteniamo alle cartine effettivamente questo “canale” è quello che troviamo tra la Sicilia e la Tunisia ed effettivamente ha senso quello che vediamo nel video. Se proprio vogliamo fare i pignoli nemmeno dovremmo chiamarlo Canale di Sicilia ma Stretto di Sicilia. Il fatto è che ormai prassi identificare come Canale di Sicilia tutta la parte di mare tra la Sicilia e l’Africa del Nord includendo anche la parte della Libia. Questo però non comporta scandali connessi con le missioni militari che si svolgono nel Mediterraneo perché non si prende a riferimento il Canale di Sicilia come area dove intervenire ma è più un errore giornalistico che per semplificare o forse per ignoranza (anche se come detto ormai è piuttosto in uso il concetto allargato del Canale di Sicilia) scrivono canale di Sicilia.

navi taxi? il traffico davanti le coste libiche

Una seconda parte riguarda le rotte delle navi che fanno la spola tra i limiti delle acque territoriali libiche e la Sicilia. Qui prima di proseguire bisogna capire alcuni concetti.

COME FUNZIONANO I CONFINI MARINI? La convenzione di Montego Bay (UNCLOS) è molto chiara e in tutta la questione dell’immigrazione la ritroviamo spesso quindi fateci l’abitudine

Dell’immagine a noi interessano le acque territoriali e le acque contigue.

ACQUE TERRITORIALI
Vige la legge dello Stato costiero ma si può passare in maniera inoffensiva. Naturalmente navi armate non possono entrare se non con autorizzazioni dello Stato Costiero

ACQUE CONTIGUE

la Zona contigua non fornisce diritti sovrani allo stato costiero, ma solo diritti di controllo sulle navi in transito, tesi a prevenire o reprimere infrazioni alle sue leggi doganali, fiscali, sanitarie o di immigrazione.”. La zona contigua va istituita e nel caso della Libia non è stata istituita

Quindi una volta precisato questo aspetto dal video vediamo delle navi della Marina e delle ONG arrivare fino ai confini delle acque territoriali e recuperare dei migranti.
Da qui in avanti tratterò i 2 casi, ossia le navi della Marina e delle ONG in maniera separata

Le navi della Marina si trovano in quella zona per via di diverse missioni internazionali che l’Italia porta avanti.
La principale è la EUNAVFORMED o missione SOPHIA.

SOPHIA è una missione Europea che ha come obiettivo, nella sua seconda fase, quello di “procedere a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti in alto mare di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico e la tratta di esseri umani, alle condizioni previste dal diritto internazionale applicabile, in particolare UNCLOS e protocollo per combattere il traffico di migranti”.

Quindi rispetto alle missioni precedenti la Marina aveva un raggio d’azione più limitato, successivamente per la lotta agli scafisti lo specchio di mare battuto per arrestare quest’ultimi si è ampliato.
Infatti prima accadeva che gli scafisti arrivassero in mare aperto con delle navi madre e poi sganciavano, vicino Lampedusa o altre coste, i barconi con l’obiettivo di far raggiungere quelle coste o che qualche nave intercettasse e salvasse il barcone. Per poter arrestare gli scafisti il raggio d’azione si è ampliato spingendosi sempre più vicino alle coste libiche e gli scafisti in risposta a questo rischio si sono ritirati sempre più verso le coste libiche arrivando al punto in cui i barconi possono partire dalle coste perché al di fuori delle acque territoriali le navi madre sarebbero intercettate. Per questo motivo vediamo le navi della Marina che pattugliano fin sotto le coste libiche creando uno pseudo blocco navale.
Questo è il risultato di azioni messe in piedi per rispondere ad un problema complesso con soluzioni non studiate.

Quando qualcuno parla di blocco navale come Salvini senza saper nulla di diritto internazionale o delle conseguenze di pseudo blocchi navali anziché dare una mano alimenta i traffici degli scafisti.

COS’È UN BLOCCO NAVALE?
“il blocco navale è una classica misura di guerra volta a impedire l’entrata o l’uscita di qualsiasi nave dai porti di un belligerante […]. Esso deve essere formalmente dichiarato e notificato agli Stati terzi […]. Con l’entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite del 1945 il blocco non può ritenersi consentito al di fuori dei casi di legittima difesa di cui all’art. 51 della stessa Carta […]. Per questo motivo «il blocco dei porti o delle coste di uno Stato da parte delle forze armate di un altro Stato» è compreso tra gli atti di aggressione” Glossario del Diritto del Mare.
In poche parole è un atto di guerra, tant’è che la fase 2b e la 3 della missione SOPHIA prevedono una sorta di blocco ma con l’autorizzazione dello Stato costiero.

Paradossalmente lo stesso Renzi tempo fa avvertì del rischio che si correva con operazioni del genere e nell’aprile 2015 diceva:

“Un blocco navale va capito come lo si fa, se fatto in certi modi può fare un favore a scafisti, perché sei costretto a prendere i profughi, e finirebbe per essere un servizio taxi”Matteo Renzi

Ottima riflessione che avrebbe dovuto far tacere chi continua a parlare di blocchi navali o spara supercazzole per racimolare qualche voto ma alla fine quello che si è fatto è un mezzo blocco navale di fatto. Tutto questo però una nota positiva ce l’ha, fa capire come la Lega o Fratelli d’Italia che fanno dell’immigrazione un cavallo di battaglia non solo non hanno idee ma quando le hanno potrebbero peggiorare la situazione. D’altronde va ricordato che quando governarono loro e Ministro dell’Interno era Maroni, ci furono ,nel 2011, 57 mila sbarchi in più rispetto all’anno precedente e con il caos che regnava grazie alla loro incapacità si son gettate le basi per quelle cooperative che hanno sfruttato l’immigrazione per far soldi. Buzzi docet.

le organizzazioni non governative

L’aspetto a mio avviso più rilevante del video è pero la presenza delle navi delle ONG in quella zona di mediterraneo. Naturalmente non c’è nulla di male, anzi quelle navi possono persino entrare nelle acque territoriali a differenza di quelle della marina.

Certo se uno volesse pensar male potrebbe pensare che qualche ONG o ONG create ad hoc e che nulla hanno a che vedere con quelle serie che si danno da fare per mitigare le disastrose conseguenze umanitarie di questo fenomeno, possano mettersi d’accordo con gli scafisti per trasportare legalmente i migranti fino in Italia. Perché dico legalmente? Perché sempre per via di alcune convenzioni, soprattutto

  • la Convenzione per la salvaguardia della vita umana in mare

    (SOLAS- Safety of Life at Sea, Londra, 1974)

  • La Convenzione sulla ricerca ed il salvataggio marittimo

    (SAR- International Convention on Maritime Search and Rescue, Amburgo, 1979)

  • la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare

    (UNCLOS – United Nations Convention on the Law of the Sea, Montego Bay, 1982

c’è l’obbligo di soccorrere e salvare la vita umana in mare. Quindi se c’è questo obbligo, si potrebbe mettere a rischio la vita di chi si trova sui barconi e a quel punto la nave che è nelle vicinanze è costretta ad intervenire. Dall’altra parte però si potrebbe dire che senza la presenza di queste ONG le vittime nel Mediterraneo sarebbero molte di più.

Anche in questo caso, pure se il quadro descritto ha tinte cupe, non ci troviamo di fronte ad una “verità che nessuno ti dirà” perché per chi lavora su questi argomenti non sono novità.
Infatti è FRONTEX stessa a denunciare la cosa in dei report interni e diversi giornali hanno dato spazio alla cosa già a dicembre 2016. Infatti possiamo leggere su Avvenire che FRONTEX scrive “In uno dei due rapporti, si legge che i migranti irregolari in arrivo dal Nord Africa avrebbero ricevuto «chiare indicazioni prima della partenza sulla direzione precisa da seguire, per raggiungere le imbarcazioni delle Ong». Nell’altro rapporto, Frontex denuncia addirittura un «primo caso registrato in cui le reti criminali hanno trasportato i migranti direttamente su un’imbarcazione di una Ong» (non specifica quale).”

Il dato che balza all’occhio è che ad ottobre 2016 i salvataggi effettuati da navi ONG sono il 40% del totale mentre nei primi mesi dell’anno erano il 5%. Quindi questi movimenti non solo sono già noti ma sono messi nero su bianco da Frontex e da qualche giornale già mesi fa.

Anzi se vogliamo dirla tutta anche le Procure di Catania e di Palermo avrebbero aperto delle indagini per far luce su questo aspetto. Noi come Movimento abbiamo presentato un’interrogazione su questo specifico caso in attesa di avere maggiori informazioni. Se ci sono eventuali reati non spetta a noi deciderlo ma alla Magistratura che si è già mossa. Quindi anche in questo caso lo scoop è un po’ tardivo

i porti sono ?

Arriviamo ora all’ultimo aspetto che risalta nel video. La questione dei porti in cui potrebbero essere portati i migranti. Qui ci tornano in aiuto le Convenzioni e le acque territoriali.
Ogni Nazione ha una zona SAR (search and rescue) dove dovrebbe garantire la vigilanza e l’aiuto alle imbarcazioni. Il problema come potete vedere è che la zona SAR della Libia oggi è scoperta.

“…garantire che sia prestata assistenza ad ogni persona in pericolo in mare… senza distinzioni relative alla nazionalità o allo status di tale persona o alle circostanze nelle quali tale persona viene trovata” (Capitolo 2.1.10) ed a “ […] fornirle le prime cure mediche o di altro genere ed a trasferirla in un luogo sicuro”. (Capitolo 1.3.2) Convenzione SAR

Questo è quello che dice la Convenzione SAR. Inoltre le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare contengono le seguenti disposizioni:

  • il governo responsabile per la regione SAR in cui sono stati recuperati i sopravvissuti è responsabile di fornire un luogo sicuro o di assicurare che tale luogo venga fornito. (para. 2.5)
  • Un luogo sicuro è una località dove le operazioni di soccorso si considerano concluse, e dove: la sicurezza dei sopravvissuti o la loro vita non è più minacciata; le necessità umane primarie (come cibo, alloggio e cure mediche) possono essere soddisfatte; e può essere organizzato il trasporto dei sopravvissuti nella destinazione vicina o finale. (para. 6.12).
  • Inoltre nel luogo sicuro deve essere rispettata la Convenzione di Ginevra del 1951 sullo Statuto dei rifugiati.

MALTA
Dati i numeri elevati sarebbe impossibile per Malta farsi carico di tutti i migranti del Mediterraneo. Attualmente ne hanno oltre 5.000 ed è come se l’Italia ne ricevesse circa 600.000. Questo non esclude il fatto che l’Italia potrebbe farsi sentire molto di più considerando poi la Zona SAR enorme che Malta reclama e che non copre a dovere.

TUNISIA
La Tunisia invece ha un problema di sicurezza interna. Ha dichiarato lo stato di emergenza fino a maggio 2017 a seguito degli attentati e comunque da sempre ci sono stati problemi per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e della Convenzione di Ginevra. La stessa Farnesina sconsiglia di andare nelle zone vicine il confine libico. Questo naturalmente non preclude la possibilità di portare i migranti nei porti tunisini, spetterebbe al Governo Italiano attraverso dei trattati bilaterali stabilire certe cose come avvenne con Berlusconi e Gheddafi che stilarono un trattato per il contenimento dei flussi migratori anche se irrispettoso dei diritti umani. A febbraio Alfano è stato in Tunisia per siglare un trattato anche sui migranti. Ad oggi non sappiamo che fine abbia fatto o cosa contiene. In Parlamento non è ancora passato ma è proprio in questi rapporti che si evince tutta la debolezza della politica estera italiana.

Ce l’avete fatta, siete arrivati alla fine

In conclusione quello che si evince dal video è chiaro e risaputo: esiste un business sull’immigrazione.

Ci sono cooperative che lavorano, legalmente, grazie a questo fenomeno e altre che hanno rubato o stanno rubando grazie ai pochi controlli che lo Stato fa. ma questo si sapeva già dai tempi di Mafia Capitale quindi non si capisce tutto questo clamore.

Quello che però bisogna capire è che l’Italia come tutti gli altri Stati ha un obbligo nei riguardi di chi richiede asilo e chi lo ottiene e quindi una forma di accoglienza non solo è necessaria ma obbligatoria. Sta all’Italia creare la rete di accoglienza più rispettosa dei diritti umani e meno onerosa possibile. In realtà questa è solo la punta dell’iceberg, ci sarebbe da parlare delle mafie che sfruttano gli immigrati nei campi, del fenomeno del caporalato e molto altro legato all’immigrazione.

Senza contare che questo ruolo dell’Italia, che sta affrontando da sola il fenomeno dell’immigrazione, può essere usato come merce di scambio per un po’ di flessibilità in più sui conti quando Renzi o Gentiloni vanno a piangere a Bruxelles o magari per qualche supporto alle elezioni.

Noi da tempo abbiamo avanzato delle proposte che sono anche state approvate in Parlamento ma nel lassismo dei Governi che si sono susseguiti hanno avuto scarsa applicazione. Sono proposte pesate e non sparate in tv tanto per fare un titolo, proposte che evitano viaggi della speranza e ulteriori morti in mare, che chiamano a responsabilità l’Europa che ormai ci ha abbandonato, che velocizzano le procedure in Italia rispettando i diritti umani e che non dimenticano gli italiani meno abbienti

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